Come avviare al lavoro il cane da pecora abruzzese.

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Cibo per cane corso
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In che cosa consiste il lavoro del cane pastorale?  

Il cane da pecora abruzzese serve esclusivamente a difendere il gregge dall’aggressione dei  predatori ed in modo particolare del lupo.  

Quando un lupo o un orso cerca di assalire il gregge il cane pastorale gli si pone dinnanzi e gli  impedisce di avvicinarsi; però, affinché la sua azione difensiva sia veramente efficace, deve poter  agire di squadra. Ogni gregge dovrebbe, quindi, avere una dotazione di quattro o cinque esemplari  di cui almeno una femmina.  

 Il cane pastorale deve fiutare da lontano il nemico, e con il suo abbaiare fargli capire di non  avvicinarsi. Se poi la minaccia si fa seria la squadra esperta entra in allarme rosso e fa la “ruota”,  cioè circonda il gregge in modo da coprire ogni possibile lato d’attacco. Il lupo, vista la situazione,  evita il confronto e se ne va via; ma i cani non devono lasciare il gregge per inseguirlo.  

Quando il gregge è fermo i cani si posizionano in modo da dominare il territorio circostante. Se le  pecore sono in cammino c’è il cane che va in avanscoperta per prevenire qualche agguato, c’è quello  che resta in coda per coprire le spalle, c’è poi il cane che sta in mezzo alle pecore per  tranquillizzarle. Se una pecora rimane indietro per qualche motivo (parto, azzoppata, etc.) uno dei  cani resta con lei per proteggerla.  

Un aspetto fondamentale del comportamento del cane pastorale è questo assoluto attaccamento alle  sue pecore. Il pastore non staccherebbe mai il cane dal suo gregge. Il pastore sa che se si assenta i  cani resteranno fedeli al loro posto. A questo forte legame si accompagna un rispetto assoluto. Il  cane da pecora abruzzese può essere lasciato da solo con la certezza che mai infastidirà o assalirà  gli animali che gli sono stati affidati. Dato il modo con cui il cane pastorale espleta la sua funzione  è necessario che sia sempre libero, senza essere limitato da museruola, guinzaglio, catena o recinto. 

Come si educa al lavoro il cane pastorale?  

I comportamenti sopra descritti hanno una base ereditaria i quali emergono spontanei purché il  soggetto sia stato condizionato correttamente nella sua prima infanzia. L’Abruzzese non si addestra,  quindi, nel modo con cui normalmente avviene per un cane che deve svolgere un lavoro come, ad  esempio, si fa con l’altro cane della pastorizia, il toccatore.  

Per un pastore che non conosce il cane pastorale abruzzese ma che ora ne sente il bisogno a causa  dell’arrivo del lupo nella sua zona, come sta succedendo nelle Alpi, in quale modo deve procedere  per corredarsi del necessario? La prima cosa è trovare una azienda ovina in una zona ad alta  frequenza lupina di modo che avrà cani efficaci per assoluta necessità. In teoria, la soluzione più  ovvia è di procurarsi dei soggetti adulti già perfettamente inquadrati e tra di loro affiatati; si  adatterebbero subito al nuovo gregge. Ma molto difficilmente un pastore darà via dei soggetti che  già lavorano. Un cucciolo appena svezzato è una speranza, un esemplare adulto è una certezza, e  per questo ci vorrebbe una cifra molto alta per convincere il pastore a cederlo, sempre che si  convinca. Avere dei cuccioli, invece, è molto più facile ma qui al principiante si presenterebbe poi il  problema di come educarli. Per ottenere la massima funzionalità dai suoi cani pastorali egli  dovrebbe procedere nel modo seguente.  

Dalla prima cucciolata disponibile il principiante si farà dare dal pastore esperto tre o quattro fratelli  appena svezzati. Mai prendere un cucciolo da solo. A questi maschi andrebbe quanto prima  aggiunta una femmina coetanea o poco più vecchia, ma non così strettamente imparentata come  potrebbe essere una loro sorella piena. Appena ottenuti vanno subito portati senza soste intermedie  nella nuova azienda ovina. Lì vanno tenuti per tre o quattro giorni in un piccolo recinto all’interno dell’ovile dove prenderanno l’odore dell’azienda e conosceranno le loro pecore, così come queste  avranno possibilità di conoscere i loro nuovi protettori.  

Il futuro comportamento corretto del cane si decide tutto in queste poche settimane dopo lo  svezzamento. Tolti dal piccolo recinto di primo ambientamento e lasciati liberi, si vedranno ora i  cuccioli aggregarsi subito alle pecore e mai più lasciarle. Se le pecore vanno al pascolo i cuccioli le  seguiranno tutto il giorno senza stancarsi sebbene non abbiano ancora due mesi. In queste  settimane iniziali l’uomo deve astenersi da qualsiasi familiarità con i cuccioli finché non sia certo  che il legame con la pecora sia ben consolidato ed irreversibile. Il concetto di base di tutto il  discorso sta nella iniziale socializzazione con la pecora; la socializzazione coll’uomo potrà poi  essere recuperata in un momento successivo per quel tanto necessario in un contesto di lavoro. In  pratica ciò significa che il cane preferirà stare più con le pecore che con gli esseri umani. La  presenza di donne e bambini in questo periodo cruciale è pericolosissima perché mai si riuscirà a  trattenerli dal vezzeggiare, coccolare e giocare con questi “adorabili batuffoli”. Se questo succede,  la socializzazione coll’uomo prevarrà su quella per la pecora e così vedremo i nostri cani  gironzolare intorno a casa invece di starsene col gregge al pascolo. Il legame e il rispetto per la  pecora si manifestano sin dalla più tenera età; anche l’istinto protettivo è molto precoce ma per  mettere in soggezione il lupo bisognerà ovviamente attendere che il cane acquisisca la grinta della  piena maturità. 

Paolo Breber

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Paolo Breber, di professione biologo, si interessa di cani da quando era ragazzo, ormai molti anni or sono. Egli ama avere accanto a sé un cane, ma al di là di questo sentimento privato ciò che trova obiettivamente affascinante è la storia culturale dell'animale. Considerando che le molte razze di oggi derivano tutte da alcuni tipi basilari già perfettamente formati migliaia di anni fa, l'abilità mostrata da remote culture nel creare tipi come il levriere, il cane da fiuto, il cane da presa, il cane pastorale, ecc., sviluppandoli da forme indifferenziate, rivela una finezza che egli considera alla stregua di ciò che l'uomo ha espresso più famosamente con i monumenti d'arte, la letteratura e l'architettura. È questo il pensiero che ha ispirato le sue ricerche. Breber ha incontrato il cane da corso negli anni Settanta quando questo era sul punto di scomparire e ciò lo ha portato ad attivare un progetto per salvare il residuo patrimonio genetico. Le cose da allora sono andate avanti e qui vengono raccontate le varie vicissitudini legate al recupero della razza. Breber scrive articoli e libri sui cani dal 1969.

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